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Ioannina

Il 17 gennaio 1822, sull'isolotto in mezzo al lago, i soldati del sultano stanarono un vecchio signore ottantenne asserragliato in...

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Il 17 gennaio 1822, sull'isolotto in mezzo al lago, i soldati del sultano stanarono un vecchio signore ottantenne asserragliato in un monastero: Ali Pasha di Tepeleni, per oltre trent'anni padrone incontrastato dell'Epiro, cadeva sotto i colpi di fucile che ancora oggi si indicano sul pavimento di legno di Agios Panteleimon. È da qui, da questa storia di potere spregiudicato e fine violenta, che conviene partire per capire Ioannina, capoluogo dell'Epiro e città che per secoli ha vissuto in bilico tra Bisanzio, l'Impero ottomano e un'autonomia locale sempre rivendicata con le armi o con l'astuzia. Cresciuta sulle rive del lago Pamvotida, in un bacino chiuso tra montagne che d'inverno si coprono di neve, Ioannina è oggi una città universitaria vivace, con un centro storico raccolto nel Kastro fortificato e una vita quotidiana che si intreccia ancora con l'artigianato dell'argento, la cucina delle torte salate e il paesaggio durissimo dello Zagori, alle sue spalle. Non è una tappa da cartolina: è una città di frontiera, crocevia tra Grecia continentale, Albania e le montagne del Pindo, dove i minareti convivono con le chiese ortodosse e dove ogni pietra del castello racconta un cambio di padrone. Da qui si parte per le gole del Vikos, per i villaggi di pietra dello Zagori, per la grotta di Perama: Ioannina è insieme meta e base, il punto in cui l'Epiro comincia a rivelarsi.

Aggiornato il 9 luglio 2026

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Ioannina, la sua storia

Storia: da Bisanzio ad Ali Pasha

Le origini di Ioannina restano in parte incerte: la città compare con chiarezza nelle fonti solo intorno all'anno Mille, quando l'imperatore Basilio II vi fa costruire fortificazioni contro le incursioni bulgare. Il momento di svolta arriva nel 1204, con la caduta di Costantinopoli in mano crociata: Ioannina diventa una delle capitali del Despotato d'Epiro, feudo bizantino che per decenni resiste all'avanzata latina e poi a quella ottomana. Nel 1430 la città si arrende ai turchi, ma ottiene un trattato che le garantisce privilegi rari nell'impero, tra cui la conservazione di chiese e proprietà. Da qui nasce una borghesia greco-ottomana colta e commerciale che farà di Ioannina, secoli dopo, un centro intellettuale di primo piano nei Balcani, con scuole e stamperie attive già nel Settecento.

È però la figura di Ali Pasha di Tepeleni a segnare per sempre l'immagine della città. Governatore ottomano di origini albanesi, tra il 1788 e il 1822 trasforma Ioannina nella capitale di un pascialato semi-indipendente esteso su gran parte dell'Epiro e dell'Albania meridionale, intrattenendo rapporti diplomatici con Napoleone e con l'Inghilterra: lo visitò anche Lord Byron, che ne lasciò un ritratto ambiguo, a metà tra il fascino e l'orrore, nel Childe Harold. Sospettato di tradimento dalla Sublime Porta, Ali Pasha viene assediato proprio a Ioannina e ucciso nel 1822 sull'isola del lago: la sua parabola, spregiudicata e sanguinaria quanto abile, resta ancora oggi il racconto che la città ama ripetere ai visitatori.

Il Kastro, la cittadella sul lago

Il Kastro è il nucleo fortificato che si protende su un piccolo promontorio verso il lago Pamvotida, cinto da mura che in parte risalgono all'epoca bizantina e in parte alle successive ristrutturazioni ottomane volute proprio da Ali Pasha per rafforzare la propria roccaforte. All'interno il tessuto urbano ha conservato un'atmosfera diversa dal resto della città: vicoli stretti, case basse, botteghe di argentieri e un doppio recinto interno, detto Its Kale, che ospitava il palazzo del pascià e resta oggi il cuore militare e simbolico del complesso. Passeggiare tra le sue mura, con il lago che appare a tratti tra le case, è il modo più diretto per capire perché Ioannina abbia potuto resistere a tanti assedi nel corso dei secoli.

La moschea di Aslan Pasha

Costruita nel 1618 sul sito di una precedente chiesa cristiana distrutta dopo una rivolta antiottomana, la moschea di Aslan Pasha domina con la sua cupola e il minareto slanciato la parte alta del Kastro. Dal piazzale antistante si gode una delle viste più ampie sul lago e sui monti circostanti, motivo per cui resta uno dei punti panoramici più frequentati della città. L'edificio, con il suo portico a colonne e l'interno spoglio ma armonioso, ospita oggi il Museo Etnografico Municipale di Ioannina: le sale raccontano attraverso costumi, armi, oggetti d'argento e ricordi della comunità ebraica locale la stratificazione culturale di una città che per secoli ha ospitato greci, turchi ed ebrei sefarditi fianco a fianco.

La moschea Fethiye e la tomba di Ali Pasha

All'interno del recinto più protetto del Kastro, l'Its Kale, sorge la moschea Fethiye, la Moschea della Vittoria, eretta in epoca ottomana sul sito di una chiesa bizantina e più volte rimaneggiata fino all'assetto attuale del primo Ottocento. Accanto all'edificio si trova la tomba di Ali Pasha, un recinto in ferro battuto che segna il luogo dove il corpo del pascià fu sepolto dopo la decapitazione: la testa, come vuole la tradizione ottomana per i ribelli, fu inviata a Costantinopoli. Il contrasto tra la sobrietà architettonica della moschea e il peso simbolico della tomba accanto rende questo angolo dell'Its Kale uno dei più densi di storia dell'intera città.

Nissi, l'isola dei monasteri

A pochi minuti di battello dal lungolago, l'unica isola abitata del Pamvotida ospita un piccolo villaggio di pescatori e ben sei monasteri, alcuni dei quali risalenti al Cinquecento e ancora decorati con affreschi originali, come quello di Agios Nikolaos Filanthropinon, con le sue scene bibliche e i ritratti di filosofi antichi dipinti sulle pareti esterne, un caso raro nell'iconografia ortodossa. Il monastero più visitato resta però Agios Panteleimon, dove si consuma l'ultimo atto della vicenda di Ali Pasha: la stanza dell'agguato, con i fori dei proiettili ancora visibili sul pavimento, è oggi un piccolo museo dedicato al pascià. Si arriva a Nissi solo in barca, e proprio l'assenza di traffico veicolare ne fa una delle passeggiate più quiete della zona.

Il lago Pamvotida

Il Pamvotida, o lago di Ioannina, è uno specchio d'acqua dolce tra i più antichi d'Europa, formatosi in un bacino chiuso privo di immissari ed emissari superficiali visibili, alimentato e drenato attraverso un sistema carsico sotterraneo che per secoli ha reso imprevedibile il suo livello, con piene ed esondazioni ricordate nelle cronache locali. Le sue acque ospitano specie ittiche ed erpetologiche particolari, tra cui le rane che da secoli compaiono sulle tavole della città, e canneti che nidificano aironi e altri uccelli acquatici. Il lungolago, con i suoi caffè e i moli da cui partono i battelli per Nissi, è oggi il principale punto di ritrovo cittadino, soprattutto nelle sere d'estate quando la luce radente accende i riflessi sull'acqua e sul profilo del Kastro.

L'argenteria, mestiere e identità

Ioannina è stata per secoli uno dei principali centri di lavorazione dell'argento dei Balcani, grazie a corporazioni di artigiani organizzate già in epoca ottomana e a una tradizione di filigrana finissima che riforniva le corti locali, compresa quella di Ali Pasha, ghiotto di gioielli e argenterie da esibire come segno di potere. Le botteghe del Kastro continuano a lavorare sbalzo, filigrana e niello per produrre gioielli, cornici, vassoi e oggetti liturgici, un sapere tramandato di padre in figlio che ha resistito ai cambi di regime e alle crisi economiche. Il Museo dell'Argenteria, allestito in una delle torri fortificate dell'Its Kale, ripercorre questa storia con strumenti di bottega, pezzi d'epoca e spiegazioni sulle tecniche, offrendo la chiave per capire un mestiere che qui non è mai diventato semplice souvenir per turisti.

La grotta di Perama

A pochi chilometri dal centro, sulla collina di Goritsa, si apre la grotta di Perama, la più estesa aperta al pubblico in Grecia, scoperta per caso nel 1940 da un pastore in cerca di riparo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. L'esplorazione sistematica, condotta negli anni successivi dal geologo Ioannis Petrocheilos insieme alla moglie Anna, ha rivelato oltre un chilometro di gallerie percorribili, con stalattiti, stalagmiti e colonne calcaree formatesi in milioni di anni, illuminate oggi da un percorso attrezzato che si visita in circa mezz'ora. È una delle esperienze più adatte anche alle famiglie, complementare alla visita della città e facilmente raggiungibile in auto o con una breve corsa in autobus urbano.

Lo Zagori, i villaggi di pietra

A nord-est di Ioannina si estende lo Zagori, o Zagorochoria, un altopiano di quarantasei villaggi costruiti quasi interamente in pietra locale, riconosciuto Geoparco Globale UNESCO insieme al massiccio del Vikos-Aoos. Case in pietra a due piani, tetti in ardesia, chiese piccole e austere e una rete di sentieri lastricati collegano borghi come Monodendri, Papigo o Vitsa, rimasti isolati per secoli e proprio per questo capaci di conservare un'architettura estremamente coerente, oggi tutelata da vincoli severi. A rendere unico il paesaggio contribuiscono i ponti di pietra a schiena d'asino, come quello a tre arcate di Plakidas-Kalogeriko a Kipoi o quello di Kokkorou, costruiti tra Sette e Ottocento da maestranze locali e ancora perfettamente percorribili a piedi.

Le gole del Vikos

Scavate dal fiume Voidomatis nel cuore dello Zagori, le gole del Vikos sono state indicate dal Guinness dei primati come una delle gole più profonde al mondo in rapporto alla larghezza, con pareti che in alcuni punti superano i novecento metri di dislivello. Il punto panoramico più celebre è quello di Oxya, raggiungibile in pochi minuti a piedi da Monodendri, da cui lo sguardo precipita improvviso sul canyon boscoso; per chi vuole camminare davvero, il sentiero che scende fino al greto del fiume e prosegue verso Papigo è una delle traversate più note della Grecia continentale, inserita nel Parco Nazionale Vikos-Aoos insieme a boschi di faggio, aquile reali e una fauna che include ancora orsi bruni e lupi.

La cucina epirota

La tavola di Ioannina riflette la sua doppia anima, di lago e di montagna: dal Pamvotida arrivano ancora le rane, i gamberi di fiume e le anguille, preparate fritte o in umido secondo ricette che risalgono almeno all'epoca ottomana, mentre dallo Zagori e dai monti circostanti scendono formaggi come la feta locale e il metsovone affumicato, usati nelle innumerevoli torte salate della tradizione epirota: la kolokithopita con zucca, la batzina di farina di mais, la tyropita ripiena di formaggi misti. Non mancano la carne alla griglia, i legumi delle valli interne e i dolci a base di miele e noci, eredità di una cucina povera per necessità ma ricchissima di sapienza contadina, che i ristoranti del centro storico e dei villaggi di montagna continuano a proporre con poche concessioni al turismo standardizzato.

Quando andare e come vivere Ioannina

La tarda primavera e l'inizio dell'autunno restano i periodi più equilibrati per visitare Ioannina, con temperature miti in città e condizioni ancora buone per camminare nelle gole del Vikos o esplorare i villaggi dello Zagori, mentre l'estate porta caldo secco in pianura e sere piacevoli sul lungolago. L'inverno trasforma la città in una base fredda ma suggestiva, con la possibilità di vedere lo Zagori coperto di neve e di dedicarsi con calma ai musei del Kastro senza la ressa stagionale; va però considerato che alcune strade di montagna possono chiudersi temporaneamente in caso di nevicate intense. Due o tre giorni bastano per la città e Nissi, ma chi vuole spingersi fino al Vikos e ai villaggi di pietra farebbe bene a mettere in conto almeno una notte in più in quota.

  • Passeggiare tra le mura del Kastro e visitare la moschea di Aslan Pasha con il Museo Etnografico
  • Attraversare in barca il lago Pamvotida fino a Nissi e visitare il monastero di Agios Panteleimon
  • Vedere la tomba di Ali Pasha accanto alla moschea Fethiye nell'Its Kale
  • Scoprire la tradizione orafa al Museo dell'Argenteria
  • Esplorare le gallerie sotterranee della grotta di Perama
  • Salire al belvedere di Oxya sopra le gole del Vikos da Monodendri
  • Camminare tra i villaggi di pietra dello Zagori e attraversare i ponti storici di Kipoi e Kokkorou

Domande frequenti

Come si arriva a Ioannina?
L'aeroporto di Ioannina 'Re Pirro' si trova a circa 5 km dal centro; in auto la città è collegata dalla Egnatia Odos, che la unisce a Igoumenitsa a ovest e a Salonicco a est, e da strade di montagna verso Metsovo e Meteora a sud.
Quanto tempo serve per visitare Ioannina?
Due o tre giorni bastano per il Kastro, le moschee e l'isola di Nissi; per aggiungere il Vikos e i villaggi dello Zagori conviene prevedere almeno una notte in più fuori città.
Come si raggiunge l'isola di Nissi?
Solo in battello dal lungolago cittadino, con traversate frequenti durante il giorno che durano pochi minuti; sull'isola non circolano automobili.
Dove si parcheggia in centro?
Il centro moderno offre parcheggi a pagamento lungo le vie principali e nei pressi del lungolago; l'interno del Kastro va invece visitato a piedi, con parcheggi disponibili appena fuori le mura.
È adatta a una visita con bambini?
Sì, soprattutto la grotta di Perama e la gita in barca a Nissi, mentre i sentieri più impegnativi del Vikos richiedono maggiore attenzione con i più piccoli.
Le gole del Vikos si possono vedere senza camminare molto?
Sì, il belvedere di Oxya vicino a Monodendri regala una vista completa del canyon con una passeggiata breve e accessibile alla maggior parte dei visitatori.

Come arrivare

In aereo
  • Aeroporto Nazionale di Ioannina 'Re Pirro' (IOA), circa 5 km dal centro città
In auto
  • La città è servita dalla Egnatia Odos, l'autostrada che attraversa la Grecia settentrionale collegando Igoumenitsa (porto traghetti per l'Italia) a ovest e Salonicco a est; verso sud si raggiunge tramite Metsovo e il valico del Katara in direzione Meteora e Grecia centrale.
Consiglio
  • Non essendoci collegamenti ferroviari passeggeri, l'auto resta il mezzo più pratico per raggiungere sia la città sia i villaggi dello Zagori, dove i mezzi pubblici sono limitati.

Perfetto per

Storia

Tra Kastro, moschee ottomane e la parabola di Ali Pasha, Ioannina condensa secoli di dominazioni in poche centinaia di metri.

Trekking

Le gole del Vikos e i sentieri dello Zagori offrono alcune delle camminate più spettacolari della Grecia continentale.

Architettura di pietra

I villaggi dello Zagori e i loro ponti ad arco conservano un'edilizia tradizionale tra le meglio preservate dei Balcani.

Gastronomia

Torte salate, formaggi di montagna e i piatti a base di rane e gamberi di lago raccontano la doppia anima epirota.

Natura

Il lago Pamvotida, il Parco Nazionale Vikos-Aoos e la grotta di Perama compongono un paesaggio tra i più vari della regione.

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